Professoressa di Inglese appassionata di lettura : la storia di Hadil Tarakji.

Hadil Tarakji è nata in Italia da genitori siriani. Ha completato i suoi studi in Lingue e letterature straniere all’Università specializzandosi in Letteratura e Storia americana.

Appena laureata ha lavorato come stagista in una casa editrice e libreria commissionaria e contemporaneamente ha inseguito una delle sue passioni più grandi: la traduzione. Ha frequentato un Master in traduzione letteraria. Ha continuato a lavorare in un’azienda nell’ufficio commerciale estero per altri 4 anni e poi si è sposata.

In seguito al matrimonio si è licenziata e si è trasferita in un’altra città.  È stato un cambiamento desiderato e voluto. Infatti il lavoro d'ufficio cominciava a diventare insostenibile, senza lasciarle il tempo e la possibilità di curare le sue vere passioni.

Diventando madre ha compreso quanto fosse prezioso trovare un equilibrio che le permettesse di essere una mamma presente ma anche una professionista. Ha deciso di entrare nel mondo della scuola e oggi è Professoressa di Inglese nella Scuola Secondaria di Secondo grado.

Com’è stato il tuo percorso per diventare professoressa, lo consiglieresti?

“Moltissime ragazze mi scrivono tutti i giorni per chiedermi come si faccia, quale sia il percorso, i requisiti. Non nascondo loro che è una strada impervia, apparentemente semplice, e soprattutto che è un mestiere bellissimo e allo stesso tempo logorante. Insegnare è obiettivamente difficile. Richiede una serie di caratteristiche e potenzialità varie ed eterogenee. In particolar modo pazienza e dedizione.

È un lavoro. Ed è importante che questo sia chiaro, non è una missione né qualcosa che si fa perché tanto "è solo mezza giornata". Quando cominci scopri immediatamente che non è affatto così.

Io sono contraria a coloro che lo descrivono così. Il nostro compito è insegnare, comprendere, indirizzare, a nostro modo educare. Ma non possiamo e soprattutto non dobbiamo sostituirci alle figure educative che per i ragazzi, in particolar modo gli adolescenti, sono fondamentali.

Il percorso è lungo e complicato. Per non parlare poi dell’instabilità politica e l’incomprensibile necessità che ciascun ministro ha di lasciare la propria impronta cambiando tutto ogni volta. Ci vuole un po’ di tenacia e di capacità di districarsi in mezzo alla burocrazia e infine ci vuole perseveranza.”

Oggi che sei una donna che ha raggiunto molti obiettivi, quando ti guardi indietro a quando eri una bambina, che cosa sognavi di fare?

“La scrittrice, ovviamente. Avrei avuto una casa con una biblioteca enorme, un’intera enorme stanza con parete piene di libri, librerie in legno e scale per raggiungere gli scaffali più alti. Una stanza tutta per me, come la soffitta di Jo March, personaggio preferito della mia infanzia e preadolescenza, dove scrivere per ore e ore e inventare mondi.

La lettura è stata e sempre sarà la mia prima e più grande passione, sin dal primo giorno in cui mio padre mi ha messo in mano un libro. Non ho mai smesso e spero di non farlo mai. È qualcosa di viscerale, un bisogno che viene da dentro e che mi rende felice, che mi ha resa quella che sono e che continuerò ad essere.”

Ammiro le donne con una grande passione come la tua, in questo percorso quali sono state le difficoltà che hai incontrato?

“Sicuramente non capire subito e con chiarezza il mondo del lavoro e essermi un po’ persa tre le varie opzioni e possibilità.

Il mio percorso di studio è stato molto, fin troppo, letterario e poco concreto e forse lo ero io.

Non ho mai avuto problemi ad affrontare colloqui di lavoro, nonostante il velo, anzi ne ho sempre fatto un punto di forza, qualcosa che mi rendeva ricca e sfaccettata. Complessa e ambiziosa. Non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunate ad avere la possibilità di conoscere così bene due lingue, due culture, due mondi.

Della elasticità mentale che tutto questo ci regala, della capacità di adattamento, di problem solving che sviluppiamo necessariamente sin da piccole per riuscire a mettere insieme tutte le tessere del puzzle che compone i nostri volti e le nostre storie. È essenziale aver la capacità di valorizzare ciò che siamo.”

Quale reputi che sia il tuo punto di forza?

“La passione. Tutte le scelte che ho fatto: gli studi, il lavoro, il matrimonio, le figlie, le ho fatte con passione. Senza calcoli, senza previsioni sulle conseguenze. Con criterio sicuramente ma il sentimento dominante è stata la passione.

E l’orgoglio. Per le mie origini, per la mia fede, per la mia seconda lingua madre, per la mia identità, per la mia originalità. Anche nei momenti in cui apparentemente poteva sembrare uno svantaggio un nome difficile da pronunciare e un velo che sembrava incredibilmente ingombrante mi sono aggrappata alle mie radici che mi hanno sempre tenuta ben salda al terreno, complice un amore immenso verso Dio e l’accettazione serena del suo decreto. Sempre e comunque.”

Sei una donna che ce l'ha fatta da sé o hai avuto un mentore o una persona che ti spronava sempre?

“Non so se mi definirei come tale, mi sento sempre in continua evoluzione. Non ho ancora messo un punto su tante cose e non ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissata. Ci sono tantissimi ambiti in cui desidero mettermi alla prova e spero di farlo presto. Mi piace essere sempre piena di nuovi progetti. E nonostante la fatica e lo stress che tutto questo comporta, il beneficio è maggiore.

Sicuramente ho un equilibrio lavorativo e famigliare, che richiede tantissimo lavoro, pazienza e dedizione.

I miei mentori sono stati senza dubbio i miei genitori che mi hanno insegnato il valore dell’educazione e dello studio, della correttezza e della perseveranza, mi hanno dato un’etica che nel mondo del lavoro e non solo è stata fondamentale.

Non posso dimenticare anche alcuni Professori che hanno influenzato e indirizzato positivamente il mio cammino con le loro lezioni e il loro eloquio.”

Hai un altro esempio di donna che ammiri e che segui?

“Al di là della figura materna, no. Le mie ispirazioni sono tante e sfaccettate, attingono al passato e al presente, sicuramente pesco maggiormente nell’ambito letterario e linguistico. Mi piacciono le donne che si sono dedicate anche in momenti storici difficili ad ambiti a loro "proibiti" in quel momento. Le prime scrittrici, le prime dottoresse...ecc., le avanguardie insomma.”

Che consigli daresti a chi ha ancora tutta la strada in salita da percorrere?

“Gli direi innanzitutto di affidarsi a Dio e di perseguire i propri sogni con tenacia, perseveranza, correttezza, forza e passione. Ma senza stress o disperazione, perché quello che deve arrivare arriverà, in un modo che nemmeno si immagina.

Se si è fatto il proprio dovere consiglio di proseguire a testa alta ed essere sempre orgogliosi del proprio bagaglio genetico e culturale. E' ciò che ci rende unici e eccezionali nel senso etimologico della parola.

Ognuno di noi è un mondo e non ce n’è uno migliore dell’altro.”

Sicuramente avrai qualche aneddoto significativo che vuoi raccontarci prima di salutarci.

“Sì, ricordo che un paio di anni fa io e la mia famiglia eravamo a Praga, in un giardino all’aperto. All’inizio le mie bambine stavano giocando da sole, poi sono arrivati altri due bambini con il nonno.  Quando mi hanno vista hanno cominciato a parlare male, in inglese, dei musulmani, degli arabi, a fare dispetti in modo indiretto alle bambine, influenzati dalle parole orribili del nonno che invece di smorzare quei toni e educare i nipoti al rispetto, rinforzava quei luoghi comuni e quel razzismo ignorante e ideologico.

Io continuavo ad ascoltarli e fissarli, con uno sguardo che ammetto, in quel momento, era carico di tensione e rabbia. A un certo punto decidiamo di andarcene, mi alzo e mi giro verso di loro e li fisso senza esitazione.  Il bambino intimidito dice al nonno, ‘Dal modo in cui ci guarda sembra che capisca quello che stiamo dicendo’ e il nonno lo guarda e gli dice con sufficienza, ‘ Ma figurati’. 

Non ho più resistito e ho risposto loro, nel mio migliore inglese che non solo li avevo capiti ma che mi vergognavo per loro per quello che avevano detto e che non valevano nemmeno la fatica di una mia risposta.  Il nonno è impallidito, il bambino era sull’orlo delle lacrime. Ho portato via le bambine, che a quel punto chiedevano cosa stesse accadendo e me ne sono andata.

Per questo dico a tutte: studiate tanto, tantissimo. Armatevi di strumenti linguistici, culturali, intellettuali, leggete tanto, leggete di tutto, siate onnivore, così da diventare protagoniste attive di una nuova narrazione che non è solo necessaria, ma obbligatoria, per i nostri figli, per le nostre figlie.

Rafforzate le vostre radici, approfondite la vostra fede, siate orgogliose della vostra cultura, ampliate la vostra visione del mondo, non sentitevi mai arrivate o perfette. Ci sarà sempre qualcosa da imparare o da migliorare. Andate alla ricerca dei bravi maestri, ci sono ancora, se cercate bene li troverete.”

 

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