Il coraggio e l’amore per la Costituzione italiana: la storia di Chaimaa.

Chaimaa Fatihi ha 28 anni ed è praticante avvocato. Ha origini marocchine e cerca di rendere questo elemento identitario un valore aggiunto nella sua vita personale e professionale.

Da quando era adolescente è attiva in ambito sociale e politico, spaziando tra associazioni di volontariato e di promozione sociale, che le hanno permesso di avvalorare la sua identità.  

Anno dopo anno, riesce a trovare l'equilibrio di un’identità plurale, che da piccola ha generato non pochi conflitti interiori.

Inoltre, ha scritto un libro dal titolo "Non ci avrete mai - Lettera aperta di una musulmana italiana ai terroristi" ed. Rizzoli, che le ha permesso di girare in lungo e in largo il nostro Bel paese, incontrando giovani e meno giovani e confrontandosi con differenti realtà sociali. 


Ciao Chaimaa, quindi sei una praticante avvocato, ma anche una scrittrice: complimenti! Che cosa sognavi di fare da bambina?

“Da bambina sognavo di diventare dottoressa e avere a che fare con i bambini, poi, crescendo (dalle scuole medie in poi n.d.R.), ho iniziato ad amare sempre di più la nostra Costituzione e il modo in cui siamo riusciti a ritrovare le libertà e i diritti. Sono grata ai nostri partigiani, a chi ha donato la vita, affinché potessimo sentirci liberi come cittadini e cittadine. Inizialmente, sognavo di diventare avvocatessa, poi, quando ho iniziato a studiare a Giurisprudenza, ho pensato di non esserne in grado, di non riuscire ad avere quella personalità forte che serve per quella professione.

Quando mi sono laureata (il primo appello in tempo Covid) ho dovuto capire cosa fare della mia vita. La risposta è arrivata da sé, perché, in quel turbinio di emozioni e difficoltà nella scelta, mi ha scritto il mio attuale avvocato dominus, Avv. Luca Barbari, che avevo già conosciuto in ambito accademico. Mi ha chiesto se intendessi iniziare la pratica forense. Ho chiesto ai miei genitori, alla mia migliore amica, ad alcune persone care, per capire anche cosa ne pensassero loro, e tutti mi hanno supportato, sostenendo di vedermi nel ruolo di futura avvocatessa. L'ho visto come un segno del destino e, così, ho iniziato la mia avventura professionale."


Ne hai fatta di strada! Qual è stata la più grande difficoltà che hai incontrato nel tuo percorso?

“Penso di non poter mai dimenticare il periodo delle scuole superiori, dove ho vissuto molte difficoltà per una sorta di bullismo che subivo da parte di compagni/e di classe e qualche professoressa. 

In quel periodo sono stata sulla soglia della depressione, anche se non lo riconoscevo. Era diventato persino difficile svegliarmi al mattino, con l'idea di dover andare in quella scuola, in quella classe, per passare del tempo con quelle persone. Ogni giorno sentivo di dover affrontare una battaglia, sopravvivere a quel disprezzo, quella cattiveria, quegli sguardi di insufficienza nei miei confronti.”


Mi dispiace per quello che hai subito. Qual è stato il tuo punto di forza per rialzarti e combattere?

“Il mio punto di forza sono stati i miei genitori, che mi hanno spronato a non demordere, a continuare a lottare e, nonostante le cadute, mi prendevano per mano e mi aiutavano a rialzarmi.

Mi hanno aiutata a credere in me stessa, e nelle mie capacità, ed è proprio per questo che ho ritrovato altra forza nell'attivismo, nel prendere in mano la mia vita, nel coraggio di esprimere me stessa e la mia identità.”


Sei una donna che ce l'ha fatta da sé o hai avuto un mentore, una persona che ti spronava sempre?

“Fortunatamente ho dei genitori che mi spronano sempre, che mi danno la carica che serve per affrontare anche i momenti di difficoltà e di stress. Oltre a loro, devo dire che, al mio fianco, da quando avevo 14 anni, ho sempre avuto l'incoraggiamento di una mia carissima amica, che ha sempre creduto in me e in ciò che potessi davvero fare.”


Potresti fare un altro esempio di donna che ammiri e che segui?

"Ammiro tante donne. In particolar modo, stimo coloro che, passo dopo passo, costruiscono ponti tra mondi apparentemente differenti, riuscendo ad accorciare le distanze. Penso a donne come Sumaya Abdel Qader, Takoua Ben Mohamed, Asmae Dachan e tante altre, come la mia cara amica Raisa, che sanno essere incisive nel loro ambito professionale e sociale." 


Che consigli daresti a chi ha ancora tutta la strada in salita da percorrere?

“Il consiglio che sento sempre di dare è quello di non demordere mai, di ritrovare sempre la forza, che sia nella fede, nelle persone e/o in sé stesse. Bisogna lottare sempre per i propri sogni e le proprie ambizioni. 

Gli ostacoli ci saranno, persone ignobili che tentano di sviare dai propri obiettivi non mancheranno, tuttavia è importante ricordare sempre che, in un modo o nell'altro, si arriva. Non importa se prima o dopo, l'importante è giungere a destinazione.”


Hai un’ultima cosa da raccontare per concludere la nostra chiacchierata?

“Alle scuole superiori qualche professore dava per assodato che dovessi andare a lavorare in fabbrica, che non avrei dovuto proseguire con gli studi. Lavorare come operaio/a è dignitoso, come qualsiasi altra professione, ma correlare le origini a delle mansioni predefinite diventa indegno. Per i problemi che ho dovuto affrontare in questo ciclo di studi, anziché diplomarmi in 5 anni, mi sono diplomata in 7 anni.

Eppure, poi, ho proseguito, mi sono laureata in corso a Giurisprudenza. Durante gli anni universitari ho fatto tante esperienze di vita, tra cui l'Erasmus, scrivere un libro, presentarlo in tanti luoghi d'Italia e anche in due importanti Saloni internazionali del libro: a Torino e a Casablanca. Oggi sono praticante avvocato e perseguo il sogno di abilitarmi alla professione. Racconto tutto ciò per dire semplicemente che tutto è possibile, che arriveranno le proprie rivincite e bisogna anche saperle conquistare. Pertanto, non mollate mai, non fatevi abbattere da chi non ha voglia di credere in voi e nelle vostre capacità, perché arriverà il giorno in cui si dovrà ricredere, volente o nolente.”

 

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