La perseveranza e l'attivismo: la storia di Nadia Bouzekri.

Nadia ha 29 anni, abita a Milano e nella vita fa tante cose: lavora per un grande gruppo automobilistico occupandosi di supply chain. È responsabile della comunicazione presso l’UCOII, Unione delle COmunità Islamiche d’Italia, di cui è anche Vicepresidente. È stata la prima Presidente donna del GMI, Giovani Musulmani d’Italia. Inoltre, è stata attiva a livello europeo con il FEMYSO.

Ciao Nadia, ora sei una donna realizzata che fa tante cose. Quando a pensi a quando eri più piccola, come ti immaginavi da grande? Cosa sognavi di fare?

“Da piccola non ho mai sognato di diventare qualcuno o qualcosa. Mi piacevano molto lo sport e la danza. A sette anni mi arrampicavo sugli alberi e andavo sullo skate, ero ispirata dal mio fratellone e mi piaceva l’avventura. È una cosa che mi son portata dietro infatti mi piace viaggiare e andare alla scoperta di nuovi mondi.”

Per quanto riguarda il tuo percorso di studi e quello lavorativo: quali difficoltà hai trovato nell’essere una donna che porta il velo?

“Secondo me, spesso le difficoltà dipendono da come ti poni con gli altri. Una persona può avere dei pregiudizi perché vedendo una ragazza con il velo si immagina una ragazza straniera. Oppure si fa un’idea su di lei per "sentito dire". Poi però quando inizia ad avere a che fare con la persona stessa, che ha un volto, un bagaglio culturale e delle esperienze, allora, lì inizierà a ridimensionarsi.

A lavoro ho notato che ciò che fa la differenza è quando gli altri vedono che sei una persona intraprendente, che non ha paura di parlare e di esporsi. Il velo, all’inizio, può essere considerato una specie di barriera, infatti le persone che lo vedono su una ragazza che lavora in ufficio possono essere stupiti dalla novità. Ad esempio, io, su quasi 600 dipendenti, sono l’unica musulmana e questo rappresenta sicuramente qualcosa di nuovo. Ognuno ha il suo modo di farsi conoscere: io uso l’ironia per abbattere questa barriera e ho notato che funziona.

Ho messo il velo a 16 anni, ero a metà delle scuole superiori. Mi ricordo un episodio assurdo di un mio professore che mi pose un quesito sul velo. Mi chiese: “Ma, se sei sola su un’isola deserta, e un’altra persona ha bisogno del tuo velo, perché starebbe meglio se lo fasciassi, lo toglieresti per salvargli la vita?”. Io, ridendo, risposi: “In quel momento, togliermi il velo sarebbe l’ultimo dei problemi”. 

Quando decisi di mettere il velo mio padre mi chiese se fossi sicura della mia scelta. Si preoccupava per me.

Non ho avuto particolari problemi al liceo per quanto riguarda il mio velo, piuttosto all’Università. Mi era capitato di avere una professoressa razzista. Mi diceva che non avrei mai preso il massimo dei voti con lei, senza un motivo reale. Semplicemente perché ce l’aveva con gli immigrati e questo influenzava il modo in cui trattava i suoi studenti. Alla fine mi è andata bene perché ho fatto l'esame con l'assistente della professoressa. 

Penso che l’importante è non essere abituate ad essere trattate male. Nel momento in cui una ragazza è abituata ad essere "maltrattata", inizia a idealizzare la prima persona che è gentile con lei quando è semplicemente educata.”

Parlando del tuo percorso, di tutte le tue piccole conquiste e i traguardi che hai raggiunto. Qual è stato il tuo punto di forza che ti ha fatto andare avanti?

“La perseveranza. Negli ultimi anni mi son sono successe tantissime cose, sia positive che negative. Son arrivata alla conclusione che qualsiasi cosa ci succeda è perché Allah ci ritiene capaci di poterla gestire. È come se gli anni passati fossero una specie di "scuola" per quello che verrà dopo. La vera sfida è capire che quando mi trovo di fronte ad una sfida è perché sarò in grado di gestirla. Su questo, posso basare poi tutte le mie azioni sapendo che Dio ci vuole bene. Gira e rigira, anche le cose negative, in qualche modo, ci faranno del bene.

Questo modo di pensare, la perseveranza e la fiducia in me stessa son state la mia forza per poter accettare determinate situazioni ed andare avanti." 

Quindi tu ti ritieni una donna che ce l’ha fatta da sé o hai avuto un mentore, una persona che ti ha spronato e ti ha accompagnato nelle tue sfide?

“Una persona che mi ha sempre spronato è sicuramente mia madre: lei mi ha sempre sostenuta e incoraggiata. Di fronte alle novità, come per esempio il mio trasferimento da Milano a Reggio Emilia per frequentare la magistrale, mi disse: “Buttati, prova e vedi come va!”. Mi ha insegnato a prendere le decisioni con fermezza, a non restare nel limbo e non voler fare una scelta. Mi diceva: "Piuttosto andrà male, ma, almeno, avrai fatto la tua scelta".”

Invece, mi sai fare altri esempi di donne che ammiri e segui?

“Più che d’ispirazione, una donna che mi sprona sempre, e viceversa, è la mia grande amica e compagna di avventure Raisa. Con lei, spesso, posso avere un bel confronto. Ci sono amicizie come la nostra, in cui avendo sfide comuni da superare, è bello riuscire a condividerle e affrontarle assieme. Ci si sente meno sole.”

Cosa consiglieresti a una ragazza che ha ancora tutta una strada in salita da percorrere?

“Un consiglio che avrei voluto avere quando ero un’adolescente è: "tutto passa", perché anche le cose che sembrano enormi drammi, son davvero delle bazzecole, e questo lo capisci con il tempo. Consiglio quindi di viversi veramente la vita, con tutto ciò che ti dà.

Molto spesso nella fase di vita in cui ci si dedica allo studio si deve sempre dare una risposta pronta a proposito del proprio futuro. Mi son resa conto che è come se, concentrandoci sulla meta, ci perdessimo il viaggio. Consiglio di godersi questo viaggio, di gustarlo e di starci bene. Consiglio di non avere fretta di arrivare alla fine del viaggio. Infine vorrei dire di non paragonare il vostro ritmo a quello degli altri perché vi farà perdere d’occhio il vostro di viaggio.”

Lascia un commento