Combattente nella vita e nello sport: la storia di Donia Meddad.

Donia è nata a Milano 23 anni anni fa, ha origini marocchine e attualmente sta finendo gli studi di Economia Aziendale all’Università. Lavora come educatrice in una scuola elementare e ha la passione per lo sport. In particolare, le piace la Muay Thai.

Ciao Donia, sappiamo che sei una combattente, è questo quello che sognavi di fare da bambina?

“Ciao, in realtà io non ho mai avuto un solo sogno da piccola. Infatti, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, cambiavo sempre risposta. All’inizio credevo fosse una mancanza, ma con gli anni ho capito che non era così. Io sono tante cose, ho la predisposizione verso molte cose, motivo per cui non ho mai saputo bene quale professione volessi svolgere: probabilmente volevo farne molte.”

Adesso tu studi, lavori e pratichi sport. Che difficoltà hai avuto, se ne hai avute, portando il velo?

“Io ho messo il velo in prima superiore, ma non ho mai avuto grandi difficoltà nell’ambito scolastico. Piuttosto ne ho avute fuori da scuola, con gli adulti. Penso allo sguardo delle persone, che mi sento addosso, i commenti che magari ti fanno… mentirei se ti dicessi che non mi è capitato.

Ho vissuto un anno a Londra tre anni fa, e quando sono tornata in Italia ho iniziato a viverla peggio, perché sentivo il peso della differenza tra il contesto italiano e quello inglese. A Londra, essendo una città multiculturale, non mi è mai successo di essere discriminata, offesa o guardata diversamente. Cose che, purtroppo, qua in Italia succedono e prima della mia esperienza a Londra, non l’avevo notato. Questo viaggio mi ha aperto gli occhi su una situazione che per me era la normalità. Mi ero abituata a sentirmi inadeguata. Questo sentimento con il tempo è passato, ho capito che non serviva a nulla comparare due paesi molto diversi e con percorsi culturali differenti.

A livello di sport, ho praticato la pallavolo fin da piccola e, anche dopo aver messo il velo, non ho mai avuto nessun ostacolo. A volte, per le partite, bisognava chiedere alla confederazione sportiva se fosse possibile vestirsi con leggins sotto i pantaloncini e con il velo, non essendo conforme al codice di abbigliamento. A me lasciavano giocare, ma credo che a livello agonistico ci siano ancora problemi. Alle partite c’era sempre chi mi guardava con curiosità, quasi sorpresi nel vedere una ragazza con il velo giocare.

Per quanto riguarda la Muay Thai, il primo giorno il mio allenatore mi ha detto “io non ho nulla contro il tuo velo, ma sappi che potresti ricevere critiche da altri, o comunque delle battute. L’ambiente è quello che è”, fino ad ora non è mai successo."

Sei una ragazza che lavora, studia e pratica sport. Qual è il tuo punto di forza?

“Sono una persona che ha un grande senso di adattamento e consapevolezza in quello fa. Inoltre, conosco i miei limiti e questo mi porta a capire come affrontare le cose e fino a dove riesco ad arrivare.  Ho raggiunto questa consapevolezza anche grazie alla mia esperienza a Londra, che mi ha fatto pensare a me stessa, nel momento in cui volevo mettermi alla prova. Mi ritengo una persona estremamente coraggiosa, sensibile ed emotiva. Questi sono i miei punti di forza, perché la consapevolezza mi porta a non aver paura di mostrare le mie emozioni e parlarne.”

Ti ritieni una donna che ce l’ha fatta da sola, o hai avuto un mentore che ti spronava e ti aiutava a prendere le decisioni?

“Non vorrei sembrare presuntuosa, ma tutti i traguardi che sento di aver raggiunto sono stati merito mio. Ho sempre ascoltato me stessa. Quando avevo tutti contro, io sono sempre stata fedele a me stessa, anche solo per provare il fatto che ce l’avrei potuta fare. Non nego, però, che la mia famiglia, mia sorella in particolare, e i miei amici sono stati importanti.”

Hai un esempio di donna che ammiri e che segui?

“Io ammiro tutte le donne che seguono ciò che le rende felici, non ho un mio guru specifico. Seguo tante donne che hanno passione in quello che fanno”.

Che consiglio daresti alle ragazze che hanno tutta una strada da percorrere?

“Credere sempre in sé stesse e non lasciare che gli altri determinino chi sei. Sembra scontato, ma non è facile da applicare. Se tu non hai ancora capito chi sei, prenditi un attimo e rifletti, prova a cercare di capire cosa vuoi diventare e quali sono le tue capacità, cerca di ascoltare i tuoi desideri. Non lasciarti trascinare dai consigli che gli altri ti danno, anche se sono in buona fede, prima riflettici da sola e non farti condizionare. Consiglio alle ragazze che portano il velo di rispondere, di non stare zitte di fronte agli insulti, o alle battute che vengono fatte.

Prima di essere “una ragazza che porta il velo”, sono Donia e, in quanto tale, non permetto a estranei di prendersi le libertà di parlarmi con maleducazione e di giudicarmi. Non dobbiamo lasciare che gli altri calpestino ciò che siamo: persone che hanno sogni e una storia.”

Questo consiglio è frutto di una tua esperienza personale? Raccontaci un episodio della tua vita che è stato significativo per la tua crescita personale.

“Sì, mi ricordo che la mia professoressa delle Scuole Medie, al momento della scelta della scuola superiore, mi consigliò di andare a una scuola professionale. Io non volevo che fossero loro a determinare chi fossi, o chi sarei potuta diventare. Decisi da sola di andare al Liceo, perché avevo la passione per l’ambito umanistico. Sono fiera della mia scelta, perché non ho mai preso un debito in tutto il percorso liceale e questa, per me, è stata una grande soddisfazione.

Tra poco mi laureo, quindi ogni tanto mi guardo indietro e, pensando a quella professoressa delle medie, sorrido.”

 

 

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